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lunedì 16 settembre 2013

CASTELLI DI RABBIA Alessandro Baricco



 Titolo: Castelli di rabbia
 Autore: Alessandro Baricco
 Editore: Feltrinelli 
 Pagine: 222
 Prezzo: 8,00













"Accadono cose che sono come domande. Passa un minuto, oppure anni, e poi la vita risponde"

A Quinnipak c'è una locomotiva di nome Elizabeth, la locomotiva del signor Rail.
A Quinnipak si suona l'umanofono, lo strumento del signor Pekish.
Quinnipak è un luogo che invano cerchereste sulle carte geografiche.
Eppure è là.













- Signor Baricco, perché ha deciso di scrivere questo libro?;
- Perché era il libro che volevo leggere e non trovavo da nessuna parte.



Ancora una volta credo che impattando su uno come Baricco si possa solo dire, o lo amo o lo odio, perché la sua prosa di grigi non ne ha proprio.
Questo, in particolare, non è un libro per tutti, o meglio, tutti lo possono leggere in quanto accessibilità, ma molti lo troveranno vuoto, credendo che la storia non porti da nessuna parte;
ma il bello sta proprio lì:
in equilibrio su di un sottilissimo filo il lettore non deve sbilanciarsi e soprattutto deve riuscire a non cadere.
Così facendo si instaurerà un'euritmia tra essere e divenire, tra senno e follia, tra sogno e realtà, tra musica e silenzio, che Baricco con straordinaria maestria riesce a giostrare in ogni pagina.
La storia è davvero un concentrato di filantropia, un intreccio di personaggi e una matassa di vite che ti impone quasi di danzare con il libro in un valzer romantico e appassionato, dove tutto, attorno, è intriso di poesia.
Un romanzo che segna, un'elegia dell'incanto dove i protagonisti ti restano appiccicati addosso, per riemergere, all'improvviso, in un momento di vita qualunque.
Come al solito Baricco, scompone la geografia, la punteggiatura e la grammatica per arrivare molto vicino all'infinito. 











"Perché è così che ti frega, la vita. Ti piglia quando hai ancora l'anima addormentata e ti semina dentro un'immagine, o un odore, o un suono che poi non te lo togli più. E quella lì è la felicità.
Lo scopri dopo: quand'è troppo tardi. E già sei, per sempre, un esule: a migliaia di chilometri da quell'immagine, da quel suono, da quell'odore. Alla deriva."

"La sera come tutte le sere, venne la sera. Non c'è niente da fare: quella è una cosa che non guarda in faccia a nessuno.
Succede e basta. Non importa che razza di giorno arriva a spegnere. Magari era stato un giorno eccezionale, ma non cambia nulla. Arriva e lo spegne. Amen. Così anche quella sera, come tutte le sere, venne la sera."




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