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venerdì 17 maggio 2013

GLI SPIRITI NON DIMENTICANO Vittorio Zucconi




 Titolo: Gli Spiriti non dimenticano Il mistero di Cavallo Pazzo e la tragedia dei Sioux
 Autore: Vittorio Zucconi
 Editore:  Mondadori
 Pagine: 11,00

 Prezzo: 375









“Nel ricostruire la vita del capo Cavallo Pazzo, ill figlio del tuono e della grandine, che nel 1876 sconfisse il 7° Cavalleggeri di Custer nei pressi del Little Bighorn, Vittorio Zucconi ha scoperto molto di più di un messia guerriero con una penna di falco rosso tra i capelli: ha incontrato la vita quotidiana, le donne, i bambini, gli amori, i riti  e la disperazione di quello che fu un magnifico popolo di liberi cacciatori, i Lakota Sioux delle Grandi Praterie americane, distrutti dall'invasione dei bianchi.
Ne è uscito Gli Spiriti non dimenticano, un racconto struggente e meraviglioso, che nessun «viso pallido» potrà leggere senza un brivido di tenerezza e di vergogna. E senza cadere alla fine, come l'autore stesso, sotto l'incantesimo di Cavallo Pazzo, lasciandosi trasportare in un'avventura di straordinaria, emozionante intensità.”



5 penne, guarda caso si parla di penne, sono poche per questo capolavoro che ne meriterebbe forse di più.
Un libro che dalla prima all'ultima pagina è una scossa all'anima.
Un racconto, questo, capace di far trattenere il fiato, versare lacrime, accapponare la pelle;
375 pagine di racconti di infinita bellezza che parlano di una comunità meravigliosa, ma ostracizzata e dimenticata troppo spesso.
Zucconi, con la sua bravura giornalistica e la sua magica penna, ci accompagna in questo viaggio in terra Sioux, dove pagina dopo pagina, attraverso le sue parole, ci si sente talmente vicini a quella gente  da sentirsi quasi uno di loro, un Oglala Sioux. E diventa impossibile non appassionarsi alla vita incredibile di Cavallo Pazzo, grandioso guerriero ed esempio superbo di valore e coraggio, icona di sobrietà e di nobiltà d'animo.
L'abile giornalista riesce a descrivere con eccellenza la splendida cultura dei nativi d'America, così ricca di riti, così in armonia con la natura, così civile e umana; una cultura complessa e rivestita di grande semplicità, ma tristemente calpestata dal Uas'ichu, dall'uomo bianco, che, nella sua avidità di conquista non si è minimamente preoccupato di comprenderla, cercando invece di cancellarla. 
Lo scrittore entra con delicatezza e in punta di piedi nella vita di Tashunka Uitiko e, per raccontarla, come scrive nelle prime pagine, dovrà chiedere il permesso direttamente allo spirito del maestoso guerriero, che ancora oggi aleggia sulla sua terra per guidare il suo popolo.
Questa storia diventa così un racconto potente, storicamente minuzioso nei dettagli e arricchito da innumerevoli battaglie descritte con la perizia di uno stratega.
Sarà lo stesso figlio del tuono a trascinare il lettore nelle sue imprese, ipnotizzandolo con il rumore degli zoccoli che rincorrono bufali, con l'odore del fuoco che brucia nei tipì, con le grida di gioia delle donne e dei bambini, con la sua lingua così speciale.
Zucconi compone un mosaico di voci e racconti, di ricordi e pezzi di storia magistralmente incastonati nella suggestiva cornice del Nord America.
Una scrittura dettagliata, ma mai prolissa, che ci mette di fronte a una pagina di storia avvincente, solitamente conosciuta attraverso le pellicole holliwoodiane che ne hanno veicolato nel tempo l'interpretazione secondo i costumi del momento.
Un libro per emozionarsi, per riflettere e per meravigliarsi davanti a questa etnia; un reportage storico asciutto ed educativo che andrebbe proposto nelle scuole e andrebbe letto ai propri figli per farli diventare uomini migliori, perché Cavallo Pazzo è un modello da seguire e la sua storia, drammaticamente attuale, può insegnare ancora molto.
Questo libro è salito sul podio della mia classifica personale, aggiudicandosi meritatamente il primo posto.
Hoka Hey!

“ Cavallo Pazzo non disse nulla. Sapeva bene quali fossero la tradizione e il costume del suo popolo. Sapeva che entrare sotto la tenda con una donna e non sloggiarla subito avrebbe significato a tutti gli effetti prenderla in moglie. Rimase in piedi per qualche istante, poi, sempre in silenzio - anche perché parlare gli costava ancora molta fatica - si sedette al lato opposto dell'ingresso, oltre il fuoco acceso al centro, nel posto del marito e del capo famiglia. Accettò il corno di bufalo scavato colmo di lesso che Scialle Nero gli porgeva in silenzio, e mangiò. Fuori, gli amici sdraiati a terra con l'orecchio appiccicato alla pelle di bisonte per captare ogni suono, sentirono la voce di lui ancora incerta invocare gli spiriti, e poi, nella notte, i suoni morbidi dell'amore. 
Cavallo Pazzo si era sposato.”