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giovedì 7 marzo 2013

L'ALTRA VERITÀ Diario di una diversa (Alda Merini)







 Titolo: L'altra verità Diario di una diversa
 Autore: Alda Merini
 Editore: BUR Rizzoli
 Pagine: 158

 Prezzo: 8,90










Un alternarsi di orrore e solitudine, di incapacità di comprendere e di essere compresi, in una narrazione che nonostante tutto è un inno alla vita e alla forza del "sentire".
Alda Merini ripercorre il suo ricovero decennale in manicomio: il racconto della vita nella clinica psichiatrica, tra elettroshock e autentiche torture, libera lo sguardo della poetessa su questo inferno, come un'onda che alterna lucidità all'incanto.
Un diario senza traccia di sentimentalismo o di facili condanne, in cui emerge lo "sperdimento", ma anche la sicurezza di sé e delle proprie emozioni in una sorta di innocenza primaria che tutto osserva e trasforma, senza mai disconoscere la malattia, o la fatica del non sentire i ritmi e i bisogni altrui, in una riflessione che si fa poesia, negli interrogativi e nei dubbi che divengono rime a lacerare il torpore, l'abitudine, l'indifferenza e la paura del mondo che c'è "fuori".








Impresa dolorosa per me lasciare un commento a questo libro.
Leggendolo il mio stomaco si è fatto vortice,
mescolando tante emozioni 
e tutte insieme.
Ho vissuto, ahimè, un'esperienza analoga all'autrice;
per fortuna di soli undici giorni.
Ma non per questo meno intensi.
Il tempo in quei posti si dilata,
lo spazio si deforma,
i ricordi si annebbiano
e il dolore diventa quasi soffocante.

È un libro magnifico,
toccante.
Impregnato di orrori e ricordi amari.
Scritto quasi per anestetizzare il passato,
per riordinare la sofferenza e le gioie
nel giusto spazio.
La semplicità che usa nello scrivere questo libro è disarmante,
come anche la sua purezza nel percepire il male.
Il tempo non è lineare nel diario, 
come d'altronde non lo è in manicomio,
assomiglia di più a un'epifania di attimi,
che sono poetici, umani, fragili e folli nella loro normalità.
Attimi che vengono raccolti e uniti in modo sconnesso,
ma non per questo meno ordinato,
è il sentimento che cataloga,
l' emozione.
La poetessa si attacca ai versi,
che diventano salvifici, 
in quella tempesta emotiva la poesia diventa àncora. 
La natura è Dio,
che si fa fiore per allietare le sue giornate,
che si trasforma in un filo d'erba per donarle un po' di speranza.
In quello strazio tutto acquisisce un significato intenso,
fatto talvolta solo di sguardi e impercettibili gesti,
che bastano però a far trionfare l'amore nell'agghiacciante realtà del ricovero.








"Il manicomio non finisce più. È una lunga pesante catena che ti porti fuori, che tieni legata ai piedi. Non riuscirai a disfartene mai."